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Wednesday, December 7, 2016

Le oche bianche riposano nel lago tossico e muoiono tutte




E' quasi la stagione delle migrazioni.

Un gruppo di cosiddette oche delle nevi, perche' sono bianche, decide di riposarsi in un lago lungo la loro rotta migratoria.

Nevica e sono stanche. Vedono il lago.

Un luogo idale.

Non sanno pero' che il lago e' in realta' un buco-miniera un tempo usato dall'industria del rame, abbandonato e a cielo aperto, oggi pieno di acqua tossica e acida. E' anche un sito indicato dal governo federale come sito da bonificare - un Superfund site - una specie di sito di interesse nazionale per gli americani

Gli uccelli sono in volo.

Arrivano, si posano sull'acqua e muoiono all'istante.

Tutti.

Il "lago" in questione si chiama Berkeley Pit e siamo nelle vicinanze di Butte, Montana. E' gestita dalle due ditte Atlantic Richfield e Montana Resources. Gli addetti hanno cercato di allontanare gli uccelli, prima della loro discesa, cercando di spaventarli per farli atterrare altrove.

Non e' la prima volta che tutto cio' succede. Presso la Berkeley Pit ci fu un incidente simile nel 1995 con la morte di 342 oche bianche che bevvero l'acqua del lago e le cui trachee furono ustionate, causandone la morte.

In questo nuovo episodio del 2016 non si conosce il numero esatto di uccelli morti anche se i responsabili dicono che si tratta di circa il 10% dello stormo iniziale. Quello che si sa e' che non s'e' n'e' salvata neancha una: tutte quelle che sono entrate in contatto con l'acqua tossica del lago sono morte.

Butte era un tempo nota come la "piu ricca collina del mondo". Nel 1955 le operazioni di scavo iniziarono sotto la Anaconda company. Erano gli anni d'oro del rame, usando un gioco di parole.
Nel corso degli anni questa miniera produsse un miliardi di tonnellate di rame e di monnezza. I prezzi del rame calarono a partire dalla fine degli anni '70 e la miniera venne abbandonata nel 1982.

Resto' dietro un buco. La miniera. Con gli anni la pioggia ci entro' dentro e si formo' questo lago. L'acqua piovana reagi' con i sulfidi e gli altri metalli ancora presente nel terreno creando una specie di cisternona piena di un brodino tossico.

Ci sono progetti di svuotarla e di bonificarla prima che sia troppo tardi e prima che le falde acquifere vengano compromesse. Ma non siamo ancora arrivati qui, e la miniera per adesso e' ancora li che cuoce monnezza e uccelli morti.

Dopo l'incidente del 1995 si decise pero' di mettere su un sistema di segnali di allerta per gli uccelli con fari, e sensori che attivassero rumori molesti.

Tutto bene fino a qualche giorno fa.

Lo stormo del 2016 era di dimensioni fuori dal comune e viaggiava in ritardo rispetto ai tempi soliti delle migrazioni. A causa dei cambiamenti climatici, secondo il professor Jack Kirkley, ornithologo dell'Universita' del Montana, gli uccelli tendono a cambiare le proprie rotte e a partire per il sud prima o dopo del normale, portandoli a volte ad esplorare rotte nuove. In questo caso, la stanchezza ha prevalso e tutti i sistemi di cautela non hanno funzionato.



Un altra puntata dell'uomo che distrugge la natura.

Tuesday, December 6, 2016

Ta'u, Samoa: l'isola elettrificata al 100% dal sole di Elon Musk




Sono le isole Samoa, in questo caso  l'isola di Ta’u nella cosiddetta American Samoa, un protettorato USA a 6400 chilometri dalla costa Pacifica degli USA e a meta' strada fra le isole Hawaii e l'Australia. Ci vivono 790 persone.

Ma vivere in una isola cosi' remota non e' il paradiso che puo' sembrare.

Fino a poco tempo fa a Ta'u erano frequenti le perdite di corrente e anche il razionamento dell'energia. Arrivava tutto da generatori diesel - non certo il re della sostenibilita' - e spesso quello che veniva generato non era sufficente a soddisfare i bisogni di tutti.

Entra in scena il nostro Superman.

Elon Musk.  

Che dopo le macchine, i tetti e le batterie, decide di elettrificare tutta Ta’u.

Nel corso degli scorsi 12 mesi, la Tesla ha installato una serie di microrete di pannelli solari e di batterie con lo scopo di dare il 100% dell'energia ai residenti.

E ci e' riuscito.

Al 100%.
Perche' Musk ha fatto questo? 

Perche' vuole mostrare il potenziale dell'energia solare e del suo "pacchetto" tutto compreso con questo progetto pilota: 5,328 pannelli solari della SolarCity (appena acquisita dalla Tesla) con la generazione di 1.4 megawatt di energia, 60 batterie Powerpacks della Tesla a stoccarle in caso di necessita'.

L'elettrificazione solare di Ta’u mostra quindi che si puo' fare. 

Secondo la Tesla questo lavoro eliminera' l'incenerimento di piu di 400mila litri di diesel l'anno, i costi del trasporto del diesel dagli USA e fara' si' che l'energia intermittente o i razionamenti non ci saranno piu'.

Fra le altre cose, ci saranno anche grandi guadagni economici, visto che adesso tutto arrivera' dal sole e non via nave. 

Per di piu' il sistema di stoccaggio e' disegnato in modo che l'isola potra' essere autosufficente anche se ci saranno 3 giorni di fila di nuvole. Il tempo di ricarica e' di sette ore. 

Chi usera' questa nuova energia? 

Tutti: i negozi, la polizia, l'osepedalte, i pompieri. 

Anche a Ta'u sono evidenti i segni dei cambiamenti climatici:  l'erosione e' evidente di anno in anno e i residenti sono contenti di poter dare il loro piccolo contributo nonche' l'esempio.

Lo so che Musk ha una ditta (anzi piu' d'una!) da mandare avanti e che questo progetto dimostrativo e' essenzialmente stato fatto per pubblicizzare i suoi prodotti, ma ... magari tutte le citta' - nel piccolo o nel grande -  lo prendessero d'esempio!

Per ora i residenti di Ta'u hanno elettricita' corrente e sicura, hanno abbassato i propri costi, la loro aria e' piu' pulita e tutto il mondo parla di loro.



Monday, December 5, 2016

I veterani di guerra chiedono scusa ai Sioux; i Sioux chiedono scusa ai veterani. Il mondo si commuove














Many of us, me particularly, are from the units that have hurt you over the many years. We came. We fought you. We took your land. We signed treaties that we broke. We stole minerals from your sacred hills. We blasted the faces of our presidents onto your sacred mountain. When we took still more land and then we took your children and then we tried to make your language and we tried to eliminate your language that God gave you, and the Creator gave you. We didn’t respect you, we polluted your Earth, we’ve hurt you in so many ways but we’ve come to say that we are sorry. We are at your service and we beg for your forgiveness.

Wes Clark Junior 



Credo che non sia possibile restare indifferenti a queste immagini.

Duemila veterani di guerra americani si sono accampati nelle praterie del North Dakota per dare il loro appoggio ai Sioux che resistevano il passaggio dell'oleodotto North Dakota Access Pipeline.

Cosi, solo per amore, sono andati li e hanno offerto di essere a fianco delle tribu indigene le cui acque e i cui siti sacri erano minaccciati da questo oleodotto.

Lo US Army Corps decide in extermis di bloccare l'oleodotto e di considerare un percorso alternativo, dopo mesi di resistenza, di violenza, di freddo, di paura.

E alla fine, succede qualcosa di inaspettato, e di quanto piu' nobile l'umanita' possa offrire.

A un certo punto del tutto inaspettatamente, i veterani si sono inginocchiati ed hanno chieso scusa ai Sioux per il genocidio ed i crimini di guerra commessi dall'esercito americano contro i popoli indigeni nel corso dei secoli.

Quelle in alto sono le parole pronunciate dal rappresentante dei veterani, Wes Clark Junior. Suo padre fu supremo comandante della NATO, Wesley Clark.

Il capo Sioux, Leksi Leonard Crow Dog, per conto di tutte le tribu Sioux accetta le scuse e a sua volta chiede scusa ai militari per il dolore causato il giorno 25 Giugno 1876 quando i Sioux sconfissero la 7a cavelleria dell'esercito americano.

Il capo tribu dice "vi perdoniamo e chiediamo pace al mondo".

Tutti avevano gli occhi inumiditi.

E anche chi scrive.




Sunday, December 4, 2016

I Sioux esultano: l'oleodotto nelle terre degli indiani a Standing Rock non passa - per ora.
























“The bitter cold has not chilled the passion behind stopping the pipeline. The many members of ‘Veterans Stand for Standing Rock,’ brought supplies such as gas masks, earplugs and body armor, to stand firm as a unit to protect protesters from the police and their rubber bullets. 
But instead, tonight they dance.

 It looks like the Americans have won, after all.”


La notizia e' appena arrivata: l'Army Corps of Engineers ha annunciato che non approvera' i permessi per costruire il Dakota Access Pipeline sotto un pezzo del fiume Missouri e vicino a terre sacre agli indiani d'America. Si temeva per l'inquinamento dell'acqua e per la devastazione dei cimiteri centenari.

Jo-Ellen Darcy la Assistant Secretary delle opere interne per conto dell'Army dice che considereranno percorsi alternativi, in cui ci saranno delle valutazioni di impatto ambientale con le osservazioni del pubblico. 

La storia parte molto tempo fa.

Il Dakota Access pipeline e' un proposto oleodotto di 1700 chilometri che avrebbe dovuto trasportare 400,000 barili di petrolio ogni giorno (64 milioni di litri!) provenienti dai campi petroliferi detti Bakken e Three Forks nel nord Dakota ed estratti con il fracking, nella sua versione per petrolio.

In questo momento il petrolie viene trasportato via rotaia. L'oleodotto cosi come era stato proposto nel 2014 avrebbe dovuto attraversare il North Dakota, South Dakota, lo Iowa, e poi finire nella citta' di Patoka, nell'Illinois. Da qui, una ragnatela di altri oleodotti avrebbero dovuto trasportare il petrolio in tutta la nazione.

Dicono che l'oleodotto servira' a decongestionare il trasporto su rotaia ed a renderlo meno pericoloso, e dunque a salvare l'ambiente.

Dicono.

Arrivano i costruttori a realizzare questo DAPL - Dakota Access Pipeline. La ditta si chiama proprio come l'oleodotto, Dakota Access ed e' una filiale della Energy Transfer che gia' controlla 114mila chilometri di oloeodotti USA.

Indovinate con chi fa affare questa Dakota Access e questa Energy Transfer?

Con il futuro presidente Trump!

Il quale aveva anche annunciato il suo supporto per tale oleodotto.
Inziamo bene.... 

Ad ogni modo, la costruzione del DAPL e' iniziata verso Aprile 2016, dopo essere stata approvata da vari enti statali interessati, e dopo anche vari espropri di terre di privati.

Piu' o meno siamo ora all'87% del tracciato gia' completato. Doveva essere tutto finito entro il 1 Gennaio 2017.

Ma ci sono di mezzo gli indigeni, gli indiani d'America che protestano da due anni almeno.

Non vogliono l'oledotto. Punto. Questo perche' vivono in simbiosi con l'acqua del fiume Missouri, sotto il quale dovrebbe passare l'oleodotto, e sono preoccupati di eventuali perdite che potrebbero inquinarla. E poi come detto sopra,  l'oleodotto si snoderebbe fra terre a loro sacre, siti archeologici e cimiteri. Soprattutto, dicono di non essere mai stati interpellati nella progettazione di questo oleodotto.

Le proteste si sono intensificate nell'estate del 2016: quando quelli della Dakota Access si intestardiscono e decidono di non voler cedere nemmeno su un particolare tratto dell'oleodotto. E' un tracciato particolare, sotto il Lake Oahe, anche questo parte del sistema idrico del Missouri, lago particolarmente prezioso ai Sioux e a soli 800 metri dalla loro riserva.

I permessi per gli oleodotti negli USA devono essere dati da vari enti. Gia' a Settembre 2016 l'amministrazione Obama aveva dato il suo no al cosiddetto DAPL. La palla passava appunto a questo Army Corps of Engineers.

Chi sono costoro?

E' un corpo piu o meno indipendente fondato circa 200 anni fa per studiare ed approvare a livello centrale strade, canali, ferrovie ed altra infrastruttura di "importanza nazionale" che magari comprendono piu' stati e che in qualche modo interessano l'approvvigionamento idrico nazionale.

Per esempio, quando venne approvato il Clean Water Act, sotto Nixon nei primi anni '70, questi dell'Army Corps furono incaricati di sorvegliare tutte le infrastrutture idriche nazionali per far si che   i controlli all'acqua potabile venissero eseguiti secondo la nuova legge e che i limiti di inquinamento venissero rispettati.

L'Army Corps deve dunque dare il suo nulla osta a tutti i progetti che in qualche modo intaccano o hanno la possibilita' di intaccare la rete e le sorgenti idriche nazionali.

E doveva darlo -- e l'ha dato -- anche per il Dakota Access Pipeline.

Le cose pero' si complicano quando di mezzo ci sono gli indiani d'America, maltrattati da 500 anni.

Gli indiani hanno un attaccamento profondo alle loro terre, e in teoria le riserve in cui vivono sono oggi sotto la propria giurisdizione. Sulle riserve per molte cose hanno l'autonomia e possono decidere da se.  C'e' pero' una imporante considerazione: durante la conquista del west le tribu' indigene vennero spesso spostate dalle loro terre ancestrali verso altri siti, che oggi sono diventate le riserve indiane.

In molti casi queste riserve nulla hanno a che fare con i siti storici. Cimiteri, aree archeologiche e altre zone che gli indiani considerano sacre non sempre (e anzi quasi mai!) sono dentro i confini delle riserve. Semplicemente a suo tempo le riserve vennnero disegnate a tavolino altrove, senza preoccuparsi di metterci dentro l'area X perche' non ci pensarono o perche' era impossibile farlo.

L'Army Corps riconosce tutto cio' e quindi ogni volta che devono approvare un progetto nelle vicinanze di siti di indiani d'America sono sotto l'obbligo di fare tutto il possibile per identificare siti archeologici o storici di speciale importanza per le tribu indiane vicino a tali progetti, anche se fuori dalle riserve, e soprattuto che gli indiani debbano essere interpellati *prima* che le loro ex-terre diventino qualsiasi altra cosa.

E questo, in questo caso non e' successo.

I Sioux di Standing Rock Sioux non sono stati consultati -- o cosi dicono.

L'Army Corps e i signori del Dakota Access dicono invece di si ed e' in base a questa supposta consultazione che hanno hanno approvato il tutto con un "fast tracking".

Ma i Sioux sono stati consultati si o no?

E' proprio su questa domanda che ad Agosto 2016 si apre un contenzioso legale con i Sioux che chiedono che i lavori siano fermati anche sulla base della supposta non-consultazione ne con loro ne con nessun altro. Non ci sono neanche state approfondite valutazioni ambientali.

Le autorita' locali dicono invece che "molto probabilmente" i Sioux erano stati consultati e quindi si poteva continuare con questo oleodotto.

Le proteste si allargano, iniziano a parlarne l'intero paese. Arrivano i protestanti sui siti in massa.

La Dakota Access continua a costruire il suo oloedotto in zone di minor dissenso. 

Poi il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento dell'Army, il Dipartimento dell'Interno sotto l'amministrazione Obama mandano una ingiunzione per fermare tutti i lavori sulle terre che i Sioux considerano sacre in modo da capire come procedere, mentre ci sono i vari teatrini sulla consultazione si o no.

Viene chiesto a piu' parti da questo Army Corps of Engineers di rivedere la propria posizione e di fare una valutazione di impatto ambientale piu' approfondita, che consideri maggiormente l'opinione dei Sioux.

Intanto la protesta si allarga.

Quasi tutte le tribu' americane hanno dato il loro supporto ai Sioux di Standing Rock. Vari membri della Camera e del Senato hanno scritto ad Obama chiedendogli di intervenire direttamente per fermare l'oleodotto della nostra discordia.

Sono state settimane intense, con feriti, atti di vandalismo, tensione, giornalisti arrestati.

Ma gli indiani e chi li appoggiava non si sarebbero arresi.  Intanto i lavori in altre parti del tracciato sono andati avanti, ed e' per questo che in realta' l'oleodotto, a parte il pezzetto dei Sioux, e' quasi completo.

Ma lo stesso, questa decisione odierna, dell'Army Corps of Engineers segna una vittoria. Dopo tanti mesi di testardaggine, infatti, quelli dell'Army Corps oggi 4 Dicembre 2016 si sono dovuti arrendere all'evidenza, ad ammettere che non avevano fatto le cose per bene nell'approvare questo Dakota Access Pipeline cosi in fretta e senza interpellare i diretti interessati.

Dave Archambault II, il rappresentante dei Sioux di Standing Rock ha ringraziato tutti - Obama, il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento dell'Interno, e pure l'Army Corps per questo risultato. 

Dopo mesi e settimane di angoscia, oggi hanno esultato un po tutti al canto di “We will not fight tonight, we will dance!”

La gente era qui accampata da settimane e mesi, e ci si preparava a resistere per tutto l'inverno, accampati al freddo pur di non darla vinta ai petrolieri. 

Erano arrivate le celebrita' in persona o a dare il loro supporto - da Jane Fonda a Mark Ruffalo, da Leonardo di Caprio a Robert Kennedy, da Susan Sarandon a Ben Affleck, da a Shailene Woodley. Ci sono state azioni di protesta in vari campus americani, per le strade di Washington e di New York, e qualche giorno fa sono arrivati anche 2mila veterani di guerra a dare una mano.

Neve, freddo, minaccie. Non c'e' stato niente da fare, alla fine, abbiamo vinto ancora noi, gente normale, con la persistenza, e la resistenza ad oltranza.

Grazie. E' un bel giorno.

PS: Non ho mai parlato del referendum italico del 4 Dicembre perche' non voglio fare l'esperta di cose che non mi competono. Ma che questo annuncio dei Sioux arrivi lo stesso giorno della vittoria del No fara' di questa domenica, una bellissima domenica di tardo inverno e di speranza.