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Saturday, August 20, 2016

Obama a vendere altre concessioni a mare in Louisiana. Che intanto spofonda per colpa di oil and gas.



Il giorno 24 Agosto 2016, si terra' una nuova asta per la vendita di concessioni petrolifere nel martoriato golfo del Messico. Succedera' tutto nel New Orleans Superdome, non lontano dalle recenti alluvioni causate, in parte, anche da oil and gas. 

La situazione e' qui cosi grave che il governatore di Louisiana ha dichiarato lo stato di emergenza.

E' una situazione assurda: i contorni dello stato della Louisiana sono diversissimi oggi da quelli delle mappe di cento anni fa. Tutto ingoiato dal mare dei cambiamenti climatici, dall'erosione, dalla subsidenza. Tutto, in misura piu' o meno grave, causato dal petrolio. 


Ma non sono i canali di Venice Beach o di Amsterdam o di Chioggia o di Venezia. Sono i canali dei petrolieri scavati per metterci oleodotti e valgono 100 miliardi di dollari. Questo per capire quanti ce ne sono, e quanto importanti sono per i petrolieri. 

Ed e' un circolo vizioiso: hanno causato erosione e subsidenza. La costa retrocede e i canali, le raffinierie, gli impianti di stoccaggio, sono piu' esposti all'erosione dell'acqua marina e tutto e' a rischio tempeste, alluvioni.

Gli oleodotti sono stati messi li nel 1950, 1960, 1970 e i geologi e gli ingegneri del tempo pensavano che sarebbero stati protetti dalle paludi, che avrebbero tenuto a bada l'acqua del mare. Una sorta di spugna naturale. I petrolieri sono i proprietari di circa l'80% della costa dello stato. Ma non e' andata come loro pensavano. C'e' l'erosione, e l'acqua corre.

Ogni anno in Louisiana circa 35 chilometri quadrati di terra viene ingoiato dal mare. La linea del mare indietreggia di un metro ogni mese. 
Un metro al mese.
Si calcola che potrebbero essere esposti circa 1000 chilometri di oleodotti nel corso dei prossimi 25 anni. 

A causa delle alluvioni di quest'anno la stessa Exxon Mobil ha dovuto chiudere alcune unita' di raffinazione ed adesso sono gli stessi petrolieri che sono interessati a misure preventive e di mitigazione perche' e' il loro business che ne soffre. Perdono circa 14 milardi l'anno. 
E cosi sorgono queste inaspettate partership:  America’s Wetlands Foundation da un lato e dall'altro ConocoPhillips, Chevron e CITGO Petroleum, BP, Shell, Exxon Mobil.
Finora la ConocoPhillips, che e' la proprietaria della maggior parte della laguna della zona ha investito in 77 progetti ambientali, 18 sono in corso.

Ma solo perche' le servivano a lei.
I costi sono proibitivi: almeno 100 miliardi di dollari sono le stime. Da dove devono venire questi soldi? E per la parte di costa che non interessa ai petrolieri? Una parte dei fondi per la costa deriva dalle royalties dello stato della Louisiana, ma con il crollo dei prezzi del petrolio, anche i ricavati dalle royalties che vanno alla mitigazione ambientale sono in crollo.
E poi, ovviamente, se si continua a scavare canali, se l'erosione continua a mangiarsi la terra, e' evidente che per quanto si possa continuare a pagare, non si va lontano: si torna sempre punto e daccapo.
E siccome siamo qui davvero in un circolo vizioso, in cui non e' piu' neanche lontanamente pensabile una Louisiana senza oil and gas, i politici invece di dire: non trivelliamo piu', dicono: trivellate ma sistemate quello che distruggete.
Ma alcuni non ci stanno, e iniziano a denunciare oil and gas in tribunale. Le localita' di  Jefferson, Plaquemines, Cameron and Vermilion hanno portato in causa dozzine e dozzine di petrolieri perche' non si sono prese cura dei terreni che hanno trivellato. 
Alla fine, sono petrolieri e fanno, sempre, in Louisiana come a Viggiano, quello che gli fa comodo a loro. E se adesso siamo qui, e' perche' qualcuno glielo ha permesso. Noi. Da 100 anni a questa parte. 

Ed e' in questo contesto che e' folle l'idea di Obama di vendere *altre* concessioni a mare. 
Come ci pensa? Non vede tutto quello che oil and gas ha portato alla Lousiana?
 
Possibile che non riesca a fare due piu due nella sua testa? 

Come fa Obama a volere fare il paladino dei cambiamenti climatici a Parigi e nei suoi altisonanti discorsi e poi a continuare a lottizzare il mare di Louisiana e a venderle ai petrolieri come se niente fosse? 

Non si rende conto che e' pura ipocrisia da parte sua? 

E' alla fine del suo mandato, e tutto quello che deve fare, adesso che non si sono piu' elezioni per lui, promesse da fare o consensi da ottenere e': la cosa giusta.

E la cosa giusta e' di fermare questa folle corsa petrolizzante al largo delle coste di Louisiana. 
 

Friday, August 19, 2016

Olanda e Norvegia 2025: niente auto a benzina. Gia' ora in Norvegia il 29% di auto vendute e' elettrico





Eccoci qui.

Pare solo l'altro ieri che tutti a dire "non si puo'". Il sole e il vento e le batterie "non sono affidabili".  E poi, si e' passati ad un timidissmo "forse", l'elettricita' si magari dal sole, ma le macchine no, assolutamente no, e come facciamo? Gli ibridi sono cose da ibridi-chic, costano troppo. E se si fermano per strada?

E invece guarda. Siamo arrivati quasi alla fine.

Le macchine elettriche non sono piu' un sogno. Arriveranno, ed ogni giorno e' un passo in piu' verso la fine della petrol-schiavitu'. Gia' la Norvegia aveva deciso che avrebbero bannato la vendita di auto a benzina e pure di quelle ibride entro il 2025.

Adesso arriva l'Olanda che decide la stessa cosa: il divieto del motore a combustione interna sulle nuove automobili - cioe' di macchine nuove che vanno a benzina o a diesel -- entro il 2025. Solo veicoli a emissioni zero - cioe' elettriche o a celle d'idrogeno potranno circolare se nuove. Zero ibridi. La Germania pensa allo stesso tipo di divieto entro il 2030.

Occorre un attimo pensare all'enormita' di tutto questo.

Sono decisioni monumentali. Non sono firme astratte. Significa che questi paesi stanno essenzialmente *ripensando da zero*  il loro modello di trasporto, economico, infrastutturale. Occorrera' mettere dappertutto celle di ricarica, occorrera' dismettere piano piano le stazioni a benzina, istruire meccanici.

E poi, questo succede in Norvegia, paese *ricco* grazie al petrolio. In Olanda, la patria della Shell.  In Germania, la patria di BMW, Porche e Mercedes. Tutte che decidono che il modello petrolio-per-auto non e' piu' accettabile e che occorre iniziare a ripensare.

E l'Italia della FIAT e dell'ENI dove sta?

L'Italia di Matteo Renzi perche' non c'e' qui?

Qual'e' la data in cui anche in Italia saremo a veicoli venduti solo se elettriche? 

Dietro questo cosidetto movimento“to save the Earth” c'e' Mr. Jan Vos, del partito del labour d'Olanda che dice semplicemente che se vogliamo salvare il pianeta occorre liberarsi di petrolio al piu' presto. E ricorda che non deve essere una cosa da ricchi. Vuole che ci siano incentivi in questo senso, cosicche' con la produzione di sempre piu' veicoli elettrici i prezzi crollino.

Anche qui ci sara' chi dira' che le auto elettriche sono troppo costose. Si, lo erano anche i pannelli solari, il cui costo da proibitivo venti anni fa e' poi diventato accessibile. E lo stesso vale per telefonini, TV giganti, computer. 

Si inizia con gli incentivi, si passa al mercato di massa, e tutto diventa standard.  E' quello che adesso accade in Norvegia, dove grazie a fondi governativi, si aiutano le persone a comprare macchine elettriche. E' cosi che sono arrivati quasi ad un terzo delle nuove macchine vendute e che vanno ad elettricita'.

Anche qui riflettiamo: il paese del petrolio vende greggio a noialtri, e con i soldi ci paga le pensioni, e gli incentivi per le macchine elettriche. Non so se sia ipocrisia o realpolitik, ma certo e' che se facessero la stessa cosa a Viggiano per esempio sarebbe un passo in avanti.  
Non so se l'Olanda riuscira' nel suo intento. Alla fine, nel 2016 solo in 15% delle auto vendute e' elettrico. Non male. Come non male l'idea di osare, di volere, di essere artefici del proprio destino con idee e con obiettivi.

Aspetto sempre Matteo Renzi a fare annunci progressisti per l'Italia, la sua energia, la sua gente. 

Tuesday, August 16, 2016

La Louisiana si allaga. Il pubblico ministero fa causa a 45 ditte petrolifere per subsidenza, inquinamento e disoccupazione

Agosto 2016
alluvioni in Louisiana

Il tasso di poverta' qui e' del 19.8%.
Nonostante si trivelli e si raffini da cent'anni









Keith Stutes


"Clean up the mess that you have made and restore our coast to its original condition” 
Keith Stutes, avvocato che portera' in causa 45 ditte di oil and gas in Louisiana



Lo stato dalla Louisana ha dichiarato lo stato di emergenza a causa di una alluvione storica: sei i morti e almeno 20mila evacuati.   Si parla di alluvioni di entita' epiche, mai viste prima. 

La pioggia che e' caduta e' l'equivalente di 5 anni di pioggia a Los Angeles.


E intanto. proprio in questi giorni, spunta un personaggio con un idea interessante.

Si chiama Keith Stutes, fa l'avvocato, ed e' l'ultimo di una lunga lista ad annunciare che fara' causa ai petrolieri per danni alla costa nella sua comunita' di Vermilion Parish in Louisiana.

“Major litigation” la chiama lui.

E' sara major perche' vuole recuperae i costi per i danni alla costa inflitti da decenni di operazioni petrolifere che hanno “caused substantial damages to land and water bodies, geological formations, and cultural and economic opportunities in violation of Louisiana state law, rules and regulations.”

Assieme a lui le comunita' di Plaquemines, St. Bernard, Jefferson, Lafourche e Cameron.  La denuncia formale deve essere ancora depositata, ma si legge nei testi rilasciati per ora da Mr. Stutes che
“Anche se tutti ci rendiamo conto dell'impatto enorme che oil and gas hanno avuto sulla nostra economia, qualsiasi persona che abbia mai cercato di andare a pesca, a caccia o a godersi la bellezza della natura sa che oil and gas hanno portato un enormita' di problemi ambientali. Pulire e ristorare queste localita' portera' lavoro ed opportunita' ai residenti di
Vermilion Parish, ma non solo, ripristinare la nostra costa e il nostro ambiente sono importanti impeti per i nostri cittadini. Voglio che le leggi vengano implementate in modo chiaro e senza favoritism. 
Il messaggio e' semplice: pulite il disastro che avete combinato e riportate la nostra costa alle sue condizioni iniziali."


Secondo Stutes i petrolieri non hanno rispettato le leggi di protezione ambientale, hanno costruito senza permessi, e cosi facendo hanno causato veri, forti danni all'ambiente. Non hanno ripiantato vegetazione, pulito e curato i terreni e i mari trivellati come da legge. I petrolieri in causa sono :

AMERICAN TRADING AND PRODUCTION CORPORATION
APACHE CORPORATION
BASF CORPORATION
BAY COQUILLE, INC.
BP AMERICA PRODUCTION COMPANY
BRAMMER ENGINEERING, INC.
CAMEX OPERATING COMPANY
CAMEX, INC.
CASTEX ENERGY, INC.
CENTURY EXPLORATION NEW ORLEANS, LLC
COLUMBIA GULF TRANSMISSION, LLC
CONLEY P. SMITH OPERATING COMPANY
CONLEY P. SMITH, LLC
CONOCOPHILLIPS COMPANY
ENABLE OKLAHOMA INTRASTATE TRANSMISSION, LLC
ENERGEN RESOURCES CORPORATION
ENERGYQUEST II, LLC
EP ENERGY E&P COMPANY, L.P.
EXCHANGE OIL & GAS CORPORATION
EXXON MOBIL CORPORATION
FREEPORT-MCMORAN OIL & GAS L.L.C.
GRAHAM ROYALTY, LTD.
GULFPORT ENERGY CORPORATION
HESS CORPORATION
HILCORP ENERGY COMPANY
JANEX OIL CO., INC.
LATEX-STAR, INC.
LLOG EXPLORATION & PRODUCTION COMPANY, L.L.C.
MANTI EXPORATION OPERATING, LLC
MCMORAN OIL & GAS LLC
MOBIL OIL EXPLORATION & PRODUCING SOUTHEAST INC.
MOSBACHER ENERGY COMPANY
NOBLE ENERGY, INC.
PACIFIC ENTERPRISES OIL COMPANY
PETROHAWK ENERGY CORPORATION
PETRO-HUNT, L.L.C.
PIONEER NATURAL RESOURCES USA, INC.
QUEST EXPLORATION L.C.C.
SAMSON CONTOUR ENERGY E&P, LLC
SAMSON RESOURCES COMPANY
SHELL OFFSHORE, INC.
SHELL OIL COMPANY

SHORELINE SOUTHEAST LLC
SWEPI LP
TENNESSEE GAS PIPELINE COMPANY, L.L.C.
TEXAS PETROLEUM INVESTMENT COMPANY
THE LOUISIANA LAND AND EXPLORATION COMPANY, L.L.C.
THE MERIDIAN RESOURCE & EXPLORATION LLC
UNION OIL COMPANY OF CALIFORNIA

Ma siccome le loro tasche sono profonde, e siccome non vogliono perdere, la Louisiana Oil and Gas Association, per bocca del suo capo Don Briggs risponde:

L'industria dell'energia -- leggi i petrolieri! -- hanno un impegno durevole verso l'ambiente e l'economia di Louisiana. Nel corso degli anni hanno investito qui miliardi di dollari in lavoro, infrastruttura e progetti di sostenibilita' ambientale. Molti  di questi investimenti sono proprio nella zona di Vermillion Parish.

E' per questo che e' cosi disarmante che il procuratore e i suoi amici avvocati abbiano creato delle condizioni di cosi grande difficolta', ignorando le conseguenze economiche significative che questa azione potra' avere per tutti quelli che direttamente o indirettamente sono legati all'industria del petrolio e del gas. 

I residenti dovrebbero dunque rendere noto al procuratore che sono contrari a queste azioni legali. I petrolieri siamo gli investitori numero uno lungo la costa. Queste cause semplicemente porteranno via tempo prezioso ai nostri progetti di ristorazione della costa.

I residenti dovrebbero dire al procuratori che queste cause sono non-necessarie. Ogni operatore petrolifero in Louisiana opera sotto le regole imposte dal Department of Natural Resources. Questo dipartimento impone stingenti processi amministrativi per accertarsi che tutto sia in regola. Se ci fossero irregolarita' basta rivolgersi a loro e non mettere su cause che portano a ritardi e a costi strabilianti. 

L'ignorare queste regole e il perseguire azioni legali senza una consultazione pubblica fa apparire tutto come una sorta di inganno e non un tentativo legittimo di controllare alluvioni o questioni collegate alle erosioni.

Sfortunatamente alcuni attivisti e avvocati e politici nel nostro stato sembrano non essere soddisfatti finche' nessun lavoratore in oil and gas non verra' licenziato e ogni pozzo chuiso.  Non possiamo lasciare che questo accada. Lavoreremo vigorosamente per difendere la nostra industria e per proteggere noi e i nostri lavoratori da questa mal-pensata e aizzante causa. 

Chissa' perche' non provo alcuna pena o simpatia per questi signori del petrolio: alla fine, le alluvioni sono anche per colpa loro, alla fine la costa e' stata riempita di piattaforme da loro, alla fine i soldi che hanno dato sono briciole di fronte a quanto hanno intascato.

La prova di tutto questo e' che la Louisiana e' il settimo stato (su 50) piu' povero d'America.

Il suo tasso di poverta' e' del 19.8%.

In Louisiana, una persona su cinque, nonostante 100 anni di petrolio, e' povera.

Una specie di Basilicata americana.



Monday, August 15, 2016

David il sollevatore di pesi delle isole Kiribati ingoiate dal mare

David, il sollevatore pesi delle isole Kiribati

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il prima e' il 2008
il dopo e' il 2015

Prima:
 Dopo:


Prima:

Dopo:



 Prima:

Dopo:



Prima:

Dopo:

Prima: 

Dopo:

Prima: 
 Dopo:







Most people don’t know where Kiribati is. 
I want people to know more about us so I use weightlifting, 
and my dancing, to show the world.


I wrote an open letter to the world last year 
to tell people about all the homes lost to rising sea levels.



Si chiama David Katoatau, ha 32 anni, fa il sollevatore di pesi ed e' diventato uno dei personaggi piu' intriganti di queste olimpiadi di Rio. 

David viene dalle isole Kirbati, nel Pacifico, che stanno lentamente scomparendo a causa dei cambiamenti climatici. Anzi lo stesso David ha perso la sua causa dopo l'arrivo di un ciclone particolarmente violento.

E cosi cerca di usare queste Olimpiadi per sensibilizzare il pubblico sui cambiamenti climatici: danza la sua danza ogni volta che e' il suo turno -- una specie di Usain Bolt un po piu in carne. 

Danza qui a Rio, durante la cerimonia d'apertura, danza prima dei suoi pesi ed ha danzato ai giochi del Commonwealth a Glasgow nel 2014 quando vinse la medaglia d'oro nel gruppo di sollevatori da 105kg.  Fu la prima medaglia d'oro nella storia delle isole Kiribati, in qualsiasi evento sportivo.

E poi, dopo avere incuriosito tutti, che magari neanche sanno dove stanno le isole Kiribati,  twitta e scrive su facebook cosa sta accadendo alle 21 isole che compongono il suo paese: erosione costiera e, se nessuno fa niente, la catastrofe: le isole scompariranno presto.


Nel 2015 David scrisse anche una lettera a tutti i membri del Commonwealth Games Federation in cui ricorda ai paesi piu' ricchi che le isole Kiribati non hanno i soldi per salvare se stessi. Anzi, ricorda che hanno a malapena le risorse per impianti sportivi!

Dice che non c'era la palestra quando lui era bimbo, e non c'e' la palestra neanche adesso. Dice che si allenava in spiaggia, alle 6 del mattino prima che il sole rovente arroventasse pure la sua barra. Poi si trasferi' in Australia per continuare la sua formazione atletica.

Con i soldi della vittoria del 2014 (poco piu di 8,000 dollari) fece costruire una casa per i suoi genitori che pero' venne distrutta dal ciclone.  Ne hanno costruita un altra, ma sa gia' che anche questa potrebbe svanire.

Nella sua categoria qui alle olimpiadi e' arrivato sesto. Ha sollevato cinque barre, ma poi a quella dei 350 kg si e' arreso.

Ha baciato la barra, ha fatto la sua danza anti-cambiamenti climatici ancora una volta, e la folla l'ha riempito di applausi.

Sunday, August 14, 2016

Il Venezuela ai tempo della petrolcrisi: e' finito anche il cibo


Pane, frutta, pesce, zucchero e carne. Non ce n'e' piu'. La crisi umanitaria del paese si e' aggravata e con questa i casi di furti, violenza, confusione e caos sociale. Grazie alla pioggia dei petrodollari negli anni di vacche grasse, nono stati capaci o non hanno voluto creare una economia sana in parallelo al petrolio e tutto viene importato dai paesi vicini: principalmente Brasile, Colombia, Ecuador, Cile e USA. Pure il pane importavano. Secondo CNN, dal 1 Gennaio 2016 ad oggi:

1. L'importazione di pane e' diminuita del 94%
2. L'importazione di carne e' diminuita del 63%
3. L'importazione di frutta - banane e fragole in primis - e' diminuita del 99%
4. L'importazione di pesce e' diminuita dell'87%
5. Limportazione di zucchero e' diminita dell 34%.

Quello che resta sono cereali, perche' importarli costa di meno.

I bambini malnutriti svengono in classe, e sono arrivate anche le prime morti per malnutrizione. Il 20% dei bimbi e' ora malnutrito secondo i medici. Cose che non si vedevano da 40 anni.

Nove famiglie su dieci non riescono a garantire sufficente cibo ai proprio membri. Si mangia due volte al giorno, se tutto va bene.  Oltre al cibo c'e' anche carenza di medicine, cosi se uno si ammala e' piu' difficile star meglio. E cosi aumentano casi di malaria e di malattie infettive che si pensava fossero state eradicate anni fa.

Perche' tutto questo? Perche' il crollo della moneta locale ha fatto che si che importare merce dall'estero e' diventato proibitivamente costoso. Non e' che il Brasile non vuole piu' vendere cibo al Venezuela. E' che il Venezuela non ne ha i soldi.



Come gia' detto - la crisi e' iniziata prima della petrol-crisi, quando Chavez decise di aumentare il controllo governativo sulla produzione domestica di tutto - o quasi - compomettendone la produttivita'. Le regole erano troppe, le scelte non sempre intelligenti, e cosi tutta l'industria domenstica divento' obsoleta ed inutile. E cosi sono aumentate le importazioni dall'estero, pagate con i petrodollari.

E' solo che oggi i petroldollari non piu quelli di una volta. Ci vogliono almeno 500 milioni di dollari al mese per sfamare il paese. E non ci sono.

In totale le importazioni di cibo sono calate del 40-45% dal 1 Gennaio ad oggi.  Impossibile del tutto trovare uova e carta igienica.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il Venezuela in questo momento e' la peggiore economia del mondo. 

Peggio dei paesi poveri dell'Africa! E con il petrolio sottoterra - fra le riserve piu' copiose al mondo.

L'attivita' economica si contrarra' del 10% quest'anno e l'inflazione arrivera' al 700%.

La cosa triste e' che il Venezuela nonostante questa catastrofe, ha rifiutato aiuto da parte di gruppi umanitari da parte di Amnesty International o delle Nazioni Unite perche' "pare brutto" per il governo accettare aiuti esterni.


Nel frattempo,  la ditta nazionale petrolifera - PDVSA e' al collasso e potrebbe presto fallire. Anzi, la Schlumberger ha appena annunciato che le fornira' minor materiale e servizi trivellanti perche' ha le bollette in arretrato. E quindi si pompera' di meno. In Venezuela adesso ai minimi di produzione da 13 anni a questa parte.

Non solo non solo i petroldollari valgono di meno per il crollo dei prezzi, ma ce ne sono proprio di meno da spendere.

Il preseidente Nicolas Maduro non puo' fare altri che chiedere alla gente di coltivarsi l'orto a casa, e anzi, se proprio vogliono nelle aziende agricole nazionali per un periodo di almeno due mesi.

Se vogliono mangiare.

Thursday, August 11, 2016

Scozia: ancora il vento che produce il 106% del fabbisogno nazionale





E mentre la piattforma dismessa va alla deriva nei mari scozzesi a causa delle mareggiate e dei temporali, l'eolico trionfa.

Il giorno 7 Agosto 2016 il vento ha generato il 106% dell'elettricita' del paese - per ogni casa, ogni ufficio, ogni scuola della Scozia. Le raffiche di vento arrivavano anche a 170 km orari. Certo, ci sono stati problemi per tante persone. Ma visto che il vento non possiamo controllarlo, almeno cerchiamo di tirarne fuori energia.

E cosi e' stato con le turbine che giravano a velocita' massima. Ovviamente merito dell'eolico, ma anche dell'impegno continuativo nel tempo del governo di Scozia verso le rinnovabili, man mano che l'era del petrolio arriva alla fine. E' un risultato che pochi anni fa sarebbe stato difficile aspettarsi, anche per un giorno solo. 

E se il 7 Agosto eravamo al 106% di elettricita prodotta, con un 6% di eccesso e con vento forte, in media l'eolico fornisce la meta' del fabbisogno energetico di Scozia. La meta'. Secondo gli analisti e' possibile che si arrivati alla totalita' dell'energia del paese dal vento gia' in passato, ma questa e' la prima volta che ci sono gli strumenti per esserne certi al 100%.

Il Bloomberg New Energy Finance riporta che l'energia eolica e' la piu' economica da generare. 

E quindi negli stessi gionri in cui la piattaforma barcolla lungo la riva, il vento ci spinge tutti avanti: le piattaforme le spazziamo via, e le turbine girano.



 

Monday, August 8, 2016

Scozia: la tempesta spazza via la piattaforma petrolifera che arriva in spiaggia

Isola di Lewis, Prima

Update 11 Agosto 2016: 
la piattaforma staccatasi e andata a zonzo nel mare attorno all' isola di Lewis
con tutte le sue 17mila tonnellate di ferrami, perde diesel.
 Non si sa quanto, ma c'e' fermento perche' l'area e' di pesca e di turismo
e non di relitti petroliferi.


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Eccoci qui.

La BBC riporta che 17mila tonnellate di ferrame petrolifero con piattaforma compresa si sono spiaggiate in localita' Dalmore, vicino ad un cimitero, e fra i surfisti. Siamo lungo le coste delle Western Islands dei mari del Nord. 

La piattaforma era al traino di un rimorchiatore detto Alp Forward e il cavo di collegamento si e' staccato. Il nome della piattaforma e' Transocean Winner, e' carica di diesel -- circa 280 tonnellate -- e non ha retto alle intemperie. 

Dove andava questa piattaforma? Dalla Norvegia a Malta. Qui sarebbe stata dismessa e rottamata.

I residenti di Dalmore sono stupefatti - l'area e' nota per le spiaggie sabbiose dove i surfisti amano calcalcare le onde. La visuale e' del tutto inusuale.  Adesso ci si organizza per portare via la piattaforma vagante, ma il governo scozzese ha solo un rimorchiatore per le unita' portuali: i mezzi di emergenza erano a 14 ore di distanza.

Intanto, a riva si potevano vedere fumi innalzarsi mentre le onde continuavano ad infrangersi contro il ferrame.

Per fortuna non si e' fatto male nessuno e, pare, niente petrolio e' finito in mare.